PROKOFIEV e il LUPO

Questa messa in scena nasce dalla curiosità di affrontare, come una sfida, un repertorio classico del Teatro di Figura. La storia di Pierino che salva il lupo dall’inevitabile destino, in questo caso è stata raccontata più che con l’ormai noto testo con il linguaggio della manipolazione. E si intende per manipolazione non solo una capacità virtuosistica o meno del far muovere i personaggi, ma anche l’atteggiamento e la relazione che può, e deve, intercorrere tra corpi umani e corpi di marionette.

Si è usata inoltre una chiave di lettura propria della vita del compositore, un uomo che nel regime stalinista ha perso nei gulac la prima moglie con l’accusa di tradimento. Nel 1948 viene criticato per il suo formalismo e costretto ad una umiliante autocritica. Ironia della sorte muore lo stesso giorno, si dice alla stessa ora, di Stalin.
Altra particolarità, se non unicità, di questa versione di Pierino e il lupo è la narrazione. Questo compito è a carico del personaggio più famoso della burattineria mondiale: Pulcinella. Egli abbandona per l’occasione la sua inseparabile pivetta per raccontare, con una leggera ed elegante inflessione napoletana, questa lieve e impalpabile favola.